Una signora straniera, di origine camerunense, si rivolge a un CAF per comprendere se ha i requisiti per beneficiare del Reddito di cittadinanza. La signora non si trova da molto tempo in Italia e non capisce bene l’italiano. Fornisce tutta la documentazione richiesta al CAF, che procede alla compilazione della domanda, poi trasmessa all’INPS.
La domanda viene accolta, ma successivamente la signora riceve una comunicazione di revoca del reddito di cittadinanza e viene deferita all’autorità giudiziaria per avere falsamente attestato di essere residente in Italia da almeno dieci anni.
Lo studio Ceccarelli e Leonardi è riuscito a dimostrare al giudice – attraverso l’esame della signora e della documentazione prodotta (tra cui il certificato di residenza allegato alla domanda per il RdC, che esplicitava la sua presenza in Italia da solo due anni) – che la falsa attestazione derivava da un errore del CAF, che ha assemblato i documenti utilizzati dalla signora per presentare la domanda poiché la stessa non parlava e non comprendeva la lingua italiana.
La signora viene pertanto assolta perché il fatto non costituisce reato, non essendoci stata alcuna volontà dolosa nell’errata dichiarazione.
Non esitare a contattare lo studio Ceccarelli e Leonardi se anche tu hai beneficiato del Reddito di cittadinanza rivolgendoti a un CAF e successivamente ti è stato revocato, in quanto sono risultate dichiarazioni non vere oppure sono emerse informazioni taciute di cui non eri a conoscenza, e per questo dovrai affrontare un procedimento penale (art. 7 d.l. 4/2018 conv. in l. 26/2019).

